L’arte della cura la cura dell’arte.

Eccomi di nuovo a cimentarmi con un nuovo post per il mio sito. Quest’anno ricorre il decennale della scomparsa del pittore e maestro MIMMO CANNICO, ed ogni anno si celebrava un concorso d’arte che aveva l’apice in una manifestazione finale alla quale partecipavano numerosi pittori dilettanti e professionisti.

Mimmo Canonico nasce a Cassano Jonio in provincia di Cosenza. Fin da ragazzo si distingue per alcune doti innate: la fantasia, il temperamento, la spiccata tendenza al disegno, ai cui rudimenti lo avvia il suo insegnante delle scuole elementari. Dopo gli studi classici Canonico si dedica esclusivamente all’arte, nel 1953 si trasferisce a Domodossola, dove il suo talento lo mette in luce imponendolo all’attenzione del pittore Walter Benecchi, il quale, oltre a guidarlo verso il mezzo d’espressione a lui più congeniale – la pittura – è il primo a spronarlo ad affrontare il giudizio del grande pubblico. Seguono anni di intenso studio e di lavoro. Canonico si muove nel nord-ovest d’Italia, dalla val Formazza alle valli ossolane, dalla val Sesia alle grandi città, frequenta i maestri Carlo Fornara e Mario Tozzi, conosce tra gli altri Giuseppe Jacchini e Carlo Saccardi, risale a quegli anni anche il rapporto, in seguito diventato di profonda amicizia, con il maestro Ibrhaim Kodra. Tra il 1966 ed il 1970 vengono organizzate mostre personali di Canonico in varie città: Arezzo, Padova, Taranto, Bologna, Milano, Varese, Novara, Pesaro, Roma. Nel 1971 è premiato a Parigi all’esposizione della pittura italiana, partecipa inoltre a numerose rassegne internazionali a Londra, Ginevra, Losanna, Mentone, Saint-Tropez. Tornato in Italia crea e dirige fino al 1975 la galleria d’arte “Il Vertice” di Domodossola, per anni punto di riferimento artistico-culturale per l’intera regione, frequentato tra gli altri dai critici Beppe Selvaggi, Elio Bertozzi, Giovanni Ambrosini, Donato Conenna che si interessano alle opere di Canonico e scrivono di lui lusinghieri apprezzamenti.

Neve a Sibari
Olio su tela 30×40

Nel 1977 torna al sud, e per cinque anni lavora nel proprio atelier di Marina di Sibari.

È stato membro di molte giurie d’arte nazionali ed internazionali. Ha organizzato personali a Spezzano, Firmo, Cosenza, Reggio-Calabria, Guidonia-Montecelio.

Già direttore artistico del centro culturale “Baskim Kulturor Arberesh” di Spezzano Albanese, è stato responsabile artistico della associazione “Amici di Kodra”.

Mimmo Canonico è morto a Cosenza, il 20 agosto 2010.

MONTECELIO -SALENDO ALLA ROCCA-
OLIO SU TELA 80X60


Una mente lavora a scoprire immagini,
sono linee, sono masse, si fondono
e appaiono cose…
visioni alterate dal tempo
gli agglomerarsi di toni che formano caos,
un punto luminoso allargandosi -crea-
la cercata immagine.
È amore.

Mimmo Canonico 1979

..e venne l’amore!
Tecnica mista, 70×100, 1972


La sua compagna lo descrive così: l’uomo e il pittore non possono essere disgiunti, l’uno è l’integrazione dell’altro. Fin da bambino, nella semplicità e nella povertà della sua quotidiana esistenza, Canonico disegnava sui muri imbiancati a calce con i carboni raccolti nel camino, si prendeva le sgridate di tutti gli adulti ma, intanto si esprimeva, arricchiva i suoi linguaggi e la voglia di osservare, conoscere sapere… Canonico descrive, affabula, dipinge, sa essere poeta per se e per glia altri, per quelle donne e per quegli uomini che incontra nel corso degli anni invitando a dare significato ai “fatti umani” compresi povertà, ignoranza, crisi, speranze, questioni sociali, culturali, economiche e politiche. Lottando contro soprusi e violenze il “poeta della natura” vive con glia altri e condivide senza differenze o preconcetti la mensa del principe e quella del semplice con la stessa gioia. L’entusiasmo, la curiosità e l’amore lo sostengono non si chiude dinanzi a niente, non si sorprende, non critica negativamente: la vita è vita! Il messaggio delle opere di Mimmo è “guardate com’è bella la vita, come sono belle le cose della natura e dunque ammiriamole, rispettiamole e godiamole”. Nessuna esperienza ’godibile’ si è vietato Canonico, accettando di vivere anche quelle particolarmente estreme, ciò ha fatto di lui un uomo-pittore particolarmente profondo conoscitore dell’animo umano e delle sue debolezze, un uomo ‘assoluto’. Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente l’artista Mimmo Canonico, ho conosciuto la sua eredità lasciata a compagni di percorso che hanno voluto creare un’associazione a suo ricordo. Quando ho partecipato come spettatrice ad un’estemporanea organizzata dall’Associazione mi sono trovata catapultata in un ambiente eterogeneo di persone che cercavano di comunicare le proprie emozioni attraverso la pittura, sono rimasta molto colpita dalla giornata trascorsa all’aperto insieme ad artisti di vari livelli che hanno creato dal vivo un dipinto, ho visto nascere evolvere e concludersi un quadro, anzi diversi quadri. In seguito lavorando con tossicodipendenti ho avuto l’idea di fare un corso di pittura in comunità per far emergere la creatività dalla sofferenza. Il progetto si è svolto per 5 anni consecutivi e la conclusione era il concorso a primavera che prevedeva l’esposizione delle opere dei ragazzi insieme a quelle di pittori professionisti e dilettanti. L’ultimo anno i ragazzi hanno raccontato le loro emozioni durante il corso e messo in parola quanto ritratto sulla tela. “E’ stato molto interessante seguire le spiegazioni e le emozioni espresse dai “ragazzi” della Comunità, durante la presentazione individuale delle loro opere, prodotte durante il corso quadrimestrale di pittura che la Mimmo Canonico onlus ha tenuto per la Comunità di Palombara Sabina dall’autunno 2018 a maggio 2019. II corso di pittura si chiama “Colori senza frontiere” è stato tenuto dal maestro Rino Todero che ha spiegato il perchè bisogna imparare a non temere le frontiere che possono essere territoriali ma anche mentali e dell’anima. Anche le famiglie dei “ragazzi” sono state coinvolte nel clima culturale, pregno di emozioni, che si è generato nei momenti di presentazione delle opere. Da nove anni “L’Artista in viaggio per l’Italia” si ferma in periferia, e non è un caso… nelle periferie, i “posti di frontiera” tra città e campagna, nonostante le problematiche molteplici, conosciute e analizzate dagli studiosi, ci possa essere potenzialità e carattere. Via i pregiudizi, dunque, guardiamo e facciamoci vedere, alimentiamo ispirazioni, “leggiamo” la periferia elaborando una nuova attenzione, preludio di trasformazione, dove necessario, il più possibile gioiosa e funzionale.” E’ questo il commento della Presidente dell’Associazione all’ultima manifestazione avvenuta a maggio 2019.

L’esperienza è stata molto forte per tutti, un nuovo tipo di laboratorio sia per i maestri d’arte membri dell’associazione (Rino e Vilma) sia per i ragazzi in comunità che non avevano mai dipinto. All’inizio conquistare la fiducia dei ragazzi è stato abbastanza difficile anche perché non vi era una vera motivazione a partecipare ma era un laboratorio obbligatorio come tutte le attività da svolgere in comunità. Per chi non lo sapesse le giornate in comunità non lasciano niente al caso, tutte le attività hanno orari ben precisi e il tempo libero è molto ridotto proprio per riabituare chi è vissuto allo sbaraglio a stare dentro le regole. Io ho lavorato diversi anni in comunità terapeutica e come responsabile dei progetti culturali dell’ Associazione Mimmo Canonico ho capito subito la potenzialità dell’espressione creativa. Quando abbiamo presentato il progetto all’equipe della comunità sono stati entusiasti, insieme abbiamo concordato il sabato pomeriggio come momento di incontro e  stabilito che i primi due mesi prima delle festività sarebbero stati dedicati a creare dei lavoretti per il Natale da dare ai familiari. Questo ci avrebbe permesso di creare una relazione con gli utenti e anche motivarli alla partecipazione, sono state fatte delle pitture su degli oggetti di vetro in quanto in comunità esiste un laboratorio di mosaico con il vetro per la realizzazione di oggettistica varia. Questo ci ha permesso di entrare in relazione con gli utenti, e anche con gli operatori che a turno si avvicendavano al corso. Dopo Natale si è cominciato a disegnare prima su foglio e poi su tela, l’obiettivo era l’esposizione pubblica delle opere realizzate durante la manifestazione annuale dell’Associazione che si sarebbe svolta a fine maggio.

L’esperienza ha permesso di mettere su tela immagini di libertà, tema molto ambito da chi è stato ‘schiavo’ per anni dalla dipendenza e si trova in un contesto chiuso ma finalmente libero di esprimersi. In quest’occasione gli utenti si trovano ad essere artisti e ad intraprendere un viaggio nei cumoli segreti della propria anima, si trovano ad essere visti non come ‘tossici’ ma come persone che hanno qualcosa da esprimere. All’inizio sono emerse resistenze di fronte alla tela bianca ma poi lentamente ognuno ha dipinto un luogo che lo rappresentava. Il tema era “L’artista in viaggio per l’Italia”, la fantasia di persone che invece erano ferme in un luogo per ritrovare la libertà si è sviluppata nel corso degli incontri. Ognuno si è interrogato su quale potesse essere un luogo che lo faceva sentire libero e piano piano hanno preso confidenza con i colori e realizzato le loro opere. La parte più terapeutica è stata durante la manifestazione quando sono stati chiamati a raccontare le loro emozioni e a descrivere il quadro che avevano realizzato a tutti i presenti, familiari compresi. Si tratta di persone che non erano abituate a esprimere il proprio sentire in quanto la sostanza addormentava ogni tipo di emozione. E’ stato un viaggio interiore per imparare ad apprendere attraverso l’arte a raccontare il proprio vissuto. Tutti i ragazzi hanno trasmesso l’impegno verso un percorso interiore che li possa liberare dalla schiavitù delle sostanze.

Mi ha molto colpito il racconto di Giancarlo che ha dipinto un paesaggio con delle montagne da sfondo e due casette su una collina. Giancarlo ha 59 anni, è un alcolista, è entrato in comunità per la prima volta pochi mesi prima dopo diversi anni da barbone senza fissa dimora, racconta che ultimamente viveva in una casa diroccata e abbandonata ai piedi di Monte Gennaro. Non aveva luce e neanche acqua corrente. Giancarlo da giovane era un imprenditore edile, sposato con due figli e una bella casa. Aveva più di trenta dipendenti e guadagnava bene, poi i troppi soldi e le cattive amicizie l hanno allontanato dalla famiglia e sono iniziate le serate a base di cocaina e donne, in poco tempo si è giocato la famiglia e la moglie ha chiesto la separazione, nel frattempo gli affari erano compromessi da uno stile di vita troppo dispendioso sotto tutti i punti di vista e alla fine la sua ditta ha fallito, si è ritrovato con i debiti, senza una casa sua che aveva lasciato alla moglie e ai figli e da proprietario si è ritrovato a fare il muratore per altri. Poi inizia l’uso di alcool, il vino gli faceva compagnia e lo aiutava a non pensare, all’inizio. Nel tempo lo ha reso inabile al lavoro e solo, nessuno voleva più avere a che fare con un alcolizzato. Inizia la carriera da senza fissa dimora, le giornate trascorse ad ubriacarsi con compagni di sventura e la vergogna di aver fallito e non riuscire ad essere più neanche padre. Poi due perdite in pochissimo tempo, la madre e la ex moglie muore di tumore in brevissimo tempo. Il figlio minore prende una brutta strada e di lui non vuole saperne niente, la figlia invece partorisce due gemelle. Sarà lei che aiuterà il padre a decidere per un percorso terapeutico in comunità, quando ormai sembrava che non ci fossero alternative.

La casa in collina

E Giancarlo nel raccontare di quella casetta abbandonata dove ha trascorso gli ultimi anni si commuove pensando che credeva di essere libero ma in realtà era schiavo della sua dipendenza. Ad oggi Giancarlo sta ancora in comunità, ha compiuto 60 anni ma riesce a fare il nonno delle sue splendide nipotine. Il progetto per lui ancora non è definito, è difficile reinserirsi in società dopo una vita da alcolista, ma lui è fiducioso di quello che ha imparato e ringrazia tutti quelli che hanno contribuito al suo percorso verso la libertà di essere sé stesso.

Non posso a questo punto non inserire la targa ricordo fatta per mio padre che è venuto a mancare quello stesso anno a gennaio con il quale ho condiviso lo spirito dell’Associazione e i momenti di convivialità: “sono stati ricordati i nostri soci scomparsi da pochi mesi: Anna Felli e Silvano Signorini. Entusiasti e capaci sostenitori di giovani talenti, pur non essendo più giovanissimi, sapevano apprezzare il bello e il buono, sapevano dare significato e sostegno anche in momenti più critici, alla nostra vita e a quella della Associazione Mimmo Canonico. Ricordarli non voleva essere un momento di dolore, nemmeno una cosa “dovuta” e triste ma, un momento nel quale, ritrovati i nostri sentimenti di umani, abbiamo voluto sentirli vicini, ancora una volta, per sempre… Abbiamo voluto testimoniare che comunque saranno con noi, ci sentiremo accompagnati da loro come dal Maestro Canonico, perché il carattere, i sentimenti positivi, le personalità ricche di comprensione, passioni, amore sapranno sempre dare tanto, sia pure col solo ricordo.

La targa ricordo per il socio Silvano Signorini è stata assegnata dalla Giuria popolare a un ragazzo, Roberto, attualmente ospitato nella Comunità di Palombara Sabina. Roberto ha dipinto la sua prima opera in acrilico con perizia e impegno, riuscendo ad ottenere un ottimo risultato. Roberto, così come i suoi compagni partecipanti al concorso di pittura, erano alla loro prima esperienza con i colori e le matite. Per alcuni mesi hanno seguito, una volta a settimana, i corsi di disegno e pittura tenuti dal Maestro Rino Todero, con buoni risultati e soddisfazione loro e delle famiglie invitate a partecipare alla manifestazione.”

Conclusione

Nel corso della storia ha sempre prevalso il binomio di genio e follia, infatti l’immaginario collettivo stigmatizza l’artista discriminandone tutti gli aspetti mefistofelici: lusingato dalle droghe, obnubilato dall’alcool, dedito al piacere dei sensi, introverso incapace di relazionarsi e solo. Colui che riesce a esprimere le proprie parti più oscure solo attraverso la sublimazione dell’atto creativo. La creatività umana affonda le sue radici nell’inconscio, infatti Jung e Rank sostenevano che la creazione artistica nascesse dalle zone psicologiche complessuali: “un sintomo emergente del conflitto psichico” (dice Rank) che trova la sua modalità terapeutica  di cura dell’anima tormentata nell’espressione artistica: l’arte diviene un mezzo per ripristinare quotidianamente l’equilibrio psichico. Jung ritiene che l’artista esprime attraverso l’opera il suo daimon interiore e la sua fantasia supera il reale ma è capace di sublimare i suoi contenuti inconsci rendendoli fruibili a tutti. Purtroppo accade che la conflittualità inconscia porterà l’artista in un territorio inesplorato con la solitudine come unica compagna in quanto incapace di gestire il livello relazionale del vivere: “Ecco perché il destino personale di tanti artisti è così insoddisfacente, anzi tragico: non per volontà di un fato oscuro, ma per l’inferiorità o l’insufficiente adattamento della loro personalità umana” (Jung 1950).

Quindi l’artista e il folle hanno in comune oltre alla creatività la capacità di dare una forma alla loro realtà psichica prima che a quella oggettuale, il motore propulsore resta la solitudine esistenziale che può portare alla pazzia ma anche mobilitare le energie per scoprire il nuovo ed aprirsi ad un altro livello.

Quando l’artista riesce a gestire la grande quantità di energia presente nell’espressione creativa in quanto ha un sistema mentale stabile ed è stimolato a rivolgere l’attenzione al proprio profondo affinché sia in unione con gli altri riesce ad effettuare quel percorso di individuazione junghiano e a recare il suo messaggio attraverso le sue opere. Mimmo Canonico è riuscito a trasmettere il suo messaggio e a condividerlo con gli altri lasciando un contributo in ogni persona che lo ha conosciuto e alla quale ha insegnato ad esprimere le sue emozioni su tela. Ed è il motivo per cui l’Associazione lo ha portato nel luogo di solitudine e sofferenza dei ragazzi in comunità per insegnargli un modo di espressività dei loro conflitti interni condivisibile e liberatorio.

Dott.ssa Sabrina Signorini

BIBLIOGRAFIA

Boccalon R. “Psiche, Imago, Logos” seminario, Roma, 2019

Carotenuto A La follia del genio. Sentieri: Itinerari di psicopatologia psicosomatica psichiatria. Anno I, n1, 2001 Edizioni ETS

Jung C. G. Poesia e poesia.  In La dimensione psichica, Boringhieri 1972


“Aquila reale nelle distese di corvi, che volano basso e che gracchiano ai venti, e di cui il buon Dio ci ha abbondantemente dotati il maestro di Cassano percorre la seconda metà del Novecento e il primo decennio del XXI secolo a testa alta per originalità sotto vari profili e, in particolare, sotto i profili della ricerca stilistica, delle tecniche, dei contenuti dell’opera d’Arte, della tavolozza da sciogliere nella fusione armonica di Vita e di Arte, come si è cercato di dimostrare nella monografia MIMMO CANONICO” Pittura e Natura… come Amore ( Rossano Calabro 2.004).

Nel panorama artistico del Novecento italiano, la pittura di Mimmo Canonico, da Cassano all’Ionio (Cosenza), ha una sua dignità.

“L’arte è il rapporto tra la scienza e la libertà.
Non esisterà carisma senza una base scientifica.
Calabria è una regione che ha tenuto l’attenzione del mondo per la sua bellezza naturale.
Osservando la pittura di Canonico sembra uno specchio reale e poetico del paese.
Aristotele aveva detto che la natura è di massima perfezione, i poeti devono interpretarla, ebbene, Canonico è penetrato nella visione della natura e si esprime con una libertà poetica vista sotto i raggi del sole.
La chiarezza delle immagini presenta la bellezza del mondo dove l’unione della terra del mare e del sole creano il nucleo da dove viene scaturita la poesia internazionale.”

IBRHAIM KODRA – PITTORE
da comunicazione epistolare del 1994

“Echi confidenti “cezanniani” e di Cubismo filtrati attraverso l’esperienza metafisica, hanno portato Mimmo Canonico alla elaborazione della attuale dialettica narrata nell’espressione di un mondo poetico fatto di intensità spirituale e di inquietante substrato psichico.

Ecco allora gli oggetti perdere il loro significato intrinseco, mescolandosi con le figure, per divenire “valori”, in virtù anche di uno stupendo rigore stilistico e in uno stile basato sulla perfetta armonia tonale di colore e sulle incidenze costruttive della luce: una vita fantastica piena di significati.
Nella paesaggistica Canonico appare teso verso composizioni eleganti e suadenti, che si collocano a metà strada tra Corot e lo stesso Cezanne e comunque sia le nature morte quanto i paesaggi si valgono di una tavolozza preziosa, con sottili gradazioni di tono, mentre le forme vengono plasmate con delicatezza, come se Canonico stesse plasmando il corpo di una Dea, ma anche con sostanza da una luce che piove sulla scena investendo e restituendo ampliati ricordi ed emozioni.”
ELIO BERTOZZI – CRITICO D’ARTE
in occasione della personale di Mimmo Canonico
Centro d’Arte il “Girasole” Arsago Seprio 1977

“Ha saputo ‘colorare’ così bene la nostra vita che pensavamo che fosse bellissima!”

Questo l’sms inviato dalla compagna dopo la scomparsa di Mimmo agli amici.

L’arte della cura la cura dell’arte.