Sabrina Signorini Psicologa · Psicoterapeuta
Chi sono

Una clinica capace di tenere insieme ciò che sembra separato.

Sono Sabrina Signorini, psicologa clinica e psicoterapeuta. Nel mio lavoro cerco di integrare ascolto della soggettività, storia personale, relazioni, dati dell'assessment e contesto di vita, senza ridurre la persona a una diagnosi o a una tecnica.

Iscritta all'Albo degli Psicologi del Lazio, sezione A, n. 25160.

01Il mio modo di lavorare

Comprendere prima di semplificare

La diagnosi può essere utile, ma non esaurisce mai il significato di ciò che una persona vive. Per questo il percorso parte dalla domanda clinica e da ciò che accade nella relazione, e viene costruito nel tempo in modo individualizzato.

01

Relazione

La psicoterapia è prima di tutto un incontro tra due soggettività. Il lavoro non consiste nell'applicare un protocollo alla persona, ma nel comprendere insieme il modo in cui esperienze, affetti e relazioni hanno preso forma.

02

Assessment

Quando serve, il colloquio clinico viene integrato con strumenti psicodiagnostici. I test non sostituiscono la comprensione clinica: aggiungono dati, verificano ipotesi e aiutano a orientare il trattamento.

03

Complessità

Sintomi simili possono avere significati molto diversi. Tengo insieme dimensione individuale, storia familiare, contesto relazionale, risorse e vulnerabilità, evitando letture troppo lineari.

Formazione

Una traiettoria clinica interdisciplinare

La mia formazione attraversa psicologia clinica, psicodiagnostica e assessment, psicoterapia gruppoantropoanalitica, trauma e dipendenze. L'interesse per i gruppi, i sistemi relazionali e i processi di soggettivazione accompagna il lavoro clinico e la ricerca.

Accanto alla pratica psicoterapeutica, continuo a occuparmi di aggiornamento, scrittura scientifica e studio delle trasformazioni contemporanee della clinica.

02Ricerca

Psicoterapia e intelligenza artificiale

Negli ultimi anni una parte importante della mia ricerca riguarda l'uso responsabile dell'intelligenza artificiale da parte dei terapeuti. L'interesse non è automatizzare la cura, ma comprendere se e come questi strumenti possano sostenere riflessione clinica, formazione e supervisione senza sostituire il giudizio professionale.

La tecnologia mi interessa quando rende il pensiero più articolato, non quando offre scorciatoie alla complessità clinica.
Ricerca · responsabilità · pratica riflessiva
Il primo incontro

La domanda iniziale
non deve essere già chiara.

Il primo colloquio serve anche a questo: mettere a fuoco insieme cosa sta accadendo e quale forma di lavoro può essere più utile.

Contatti e appuntamenti