Relazione
La psicoterapia è prima di tutto un incontro tra due soggettività. Il lavoro non consiste nell'applicare un protocollo alla persona, ma nel comprendere insieme il modo in cui esperienze, affetti e relazioni hanno preso forma.
Sono Sabrina Signorini, psicologa clinica e psicoterapeuta. Nel mio lavoro cerco di integrare ascolto della soggettività, storia personale, relazioni, dati dell'assessment e contesto di vita, senza ridurre la persona a una diagnosi o a una tecnica.
Iscritta all'Albo degli Psicologi del Lazio, sezione A, n. 25160.
La diagnosi può essere utile, ma non esaurisce mai il significato di ciò che una persona vive. Per questo il percorso parte dalla domanda clinica e da ciò che accade nella relazione, e viene costruito nel tempo in modo individualizzato.
La psicoterapia è prima di tutto un incontro tra due soggettività. Il lavoro non consiste nell'applicare un protocollo alla persona, ma nel comprendere insieme il modo in cui esperienze, affetti e relazioni hanno preso forma.
Quando serve, il colloquio clinico viene integrato con strumenti psicodiagnostici. I test non sostituiscono la comprensione clinica: aggiungono dati, verificano ipotesi e aiutano a orientare il trattamento.
Sintomi simili possono avere significati molto diversi. Tengo insieme dimensione individuale, storia familiare, contesto relazionale, risorse e vulnerabilità, evitando letture troppo lineari.
La mia formazione attraversa psicologia clinica, psicodiagnostica e assessment, psicoterapia gruppoantropoanalitica, trauma e dipendenze. L'interesse per i gruppi, i sistemi relazionali e i processi di soggettivazione accompagna il lavoro clinico e la ricerca.
Accanto alla pratica psicoterapeutica, continuo a occuparmi di aggiornamento, scrittura scientifica e studio delle trasformazioni contemporanee della clinica.
Negli ultimi anni una parte importante della mia ricerca riguarda l'uso responsabile dell'intelligenza artificiale da parte dei terapeuti. L'interesse non è automatizzare la cura, ma comprendere se e come questi strumenti possano sostenere riflessione clinica, formazione e supervisione senza sostituire il giudizio professionale.
Il primo colloquio serve anche a questo: mettere a fuoco insieme cosa sta accadendo e quale forma di lavoro può essere più utile.
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